Pasta alla Montecarlo anni 80: la ricetta deliziosa che sta tornando di moda

Pasta alla Montecarlo anni 80: la ricetta deliziosa che sta tornando di moda

La pasta alla Montecarlo anni 80 sta vivendo una seconda giovinezza sulle tavole italiane. Questo piatto, simbolo degli eccessi gastronomici degli anni Ottanta, torna prepotentemente di moda grazie alla sua cremosità avvolgente e al suo sapore deciso che conquista al primo assaggio. Nata nei ristoranti più eleganti dell’epoca, questa preparazione unisce panna, prosciutto cotto e funghi champignon in una sinfonia di gusti che ricorda il lusso e l’opulenza di quegli anni. Oggi la riscopriamo con occhi nuovi, apprezzandone la semplicità di esecuzione e la capacità di trasformare ingredienti comuni in un piatto degno di un ristorante stellato. La ricetta originale prevedeva una generosa dose di burro e panna, elementi che garantiscono quella consistenza vellutata che ha reso celebre questo primo piatto in tutta Italia.

15

20

facile

€€

Ingredienti

persone +

Utensili

Preparazione

1. Preparazione degli ingredienti

Iniziate pulendo accuratamente i funghi champignon con un panno umido per eliminare eventuali residui di terra. Evitate di lavarli sotto l’acqua corrente perché assorbirebbero troppa umidità. Tagliateli a fettine sottili di circa 3-4 millimetri di spessore. Questa operazione garantisce una cottura uniforme e rapida. Tritate finemente la cipolla fino ad ottenere pezzi molto piccoli che si scioglieranno durante la cottura. Tagliate il prosciutto cotto a listarelle larghe circa mezzo centimetro, seguendo le venature naturali della carne.

2. Cottura dei funghi

In una padella antiaderente grande, fate sciogliere metà del burro insieme all’olio extravergine di oliva a fuoco medio. L’olio impedisce al burro di bruciare durante la cottura. Aggiungete la cipolla tritata e fatela rosolare per circa 2 minuti, mescolando frequentemente con un cucchiaio di legno fino a quando diventa traslucida. Unite i funghi tagliati a fettine e alzate leggermente la fiamma. Cuocete per 8-10 minuti, mescolando occasionalmente, fino a quando i funghi avranno rilasciato e riassorbito la loro acqua di vegetazione. Questo passaggio è fondamentale per concentrare il sapore. Salate e pepate a vostro piacimento.

3. Preparazione della pasta

Nel frattempo, portate a ebollizione abbondante acqua salata in una pentola capiente. Calcolate circa un litro d’acqua ogni 100 grammi di pasta. Quando l’acqua bolle vigorosamente, tuffate le penne rigate e cuocetele seguendo i tempi indicati sulla confezione, ma togliendole 2 minuti prima per ottenere una cottura al dente, ovvero leggermente soda sotto i denti. Questa accortezza permette alla pasta di terminare la cottura nella padella con il condimento, assorbendone tutti i sapori.

4. Assemblaggio del condimento

Quando i funghi sono cotti, aggiungete nella padella le listarelle di prosciutto cotto e fatele rosolare per 2 minuti a fuoco vivace. Il prosciutto deve scaldarsi senza asciugarsi troppo. Abbassate la fiamma al minimo e versate la panna fresca liquida, mescolando delicatamente con un cucchiaio di legno. Unite il burro rimanente e lasciatelo sciogliere completamente nel condimento. Aggiungete una generosa grattugiata di noce moscata, che esalta il sapore della panna. Mescolate bene tutti gli ingredienti fino ad ottenere una crema omogenea e vellutata.

5. Mantecatura finale

Scolate le penne rigate conservando un mestolo di acqua di cottura. Versate la pasta direttamente nella padella con il condimento e alzate leggermente la fiamma. Mescolate energicamente per 1-2 minuti, aggiungendo gradualmente il parmigiano reggiano grattugiato. La mantecatura è il processo che amalgama perfettamente pasta e condimento. Se il condimento risulta troppo denso, aggiungete qualche cucchiaio di acqua di cottura riservata. Continuate a mescolare fino a quando la pasta sarà perfettamente avvolta dalla crema. Assaggiate e regolate di sale e pepe secondo il vostro gusto personale.

Il trucco dello chef

Per una versione ancora più ricca e fedele agli anni Ottanta, potete aggiungere un tuorlo d’uovo crudo fuori dal fuoco durante la mantecatura finale. Questo renderà il condimento ancora più cremoso e vellutato. Se preferite una versione leggermente più leggera, sostituite metà della panna con del latte intero, pur mantenendo la stessa consistenza cremosa. Un trucco professionale consiste nel tostare leggermente le penne in padella con un filo d’olio prima di cuocerle in acqua: questo sigilla l’amido superficiale e rende la pasta più porosa, capace di assorbire meglio il condimento. Per un tocco di eleganza, potete aggiungere alla fine qualche fogliolina di prezzemolo fresco tritato che dona freschezza e colore al piatto.

Vini bianchi strutturati per un abbinamento perfetto

La pasta alla Montecarlo richiede un vino bianco di buona struttura e moderata acidità per bilanciare la cremosità della panna e la sapidità del prosciutto. Un Chardonnay del Trentino Alto Adige, con le sue note burrose e la sua consistenza rotonda, si sposa perfettamente con questo piatto. In alternativa, un Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore offre freschezza e mineralità che contrastano piacevolmente con la ricchezza del condimento. Per chi preferisce bollicine, un Franciacorta Satèn rappresenta una scelta raffinata che richiama l’eleganza degli anni Ottanta. La temperatura di servizio ideale è compresa tra 10 e 12 gradi celsius per esaltare tutte le caratteristiche organolettiche del vino scelto.

Informazione in più

La pasta alla Montecarlo nacque negli anni Ottanta nei ristoranti più esclusivi delle grandi città italiane, in un’epoca in cui la cucina ricca e opulenta rappresentava uno status symbol. Il nome evoca il lusso e il glamour del Principato di Monaco, meta prediletta della borghesia italiana di quegli anni. Questa ricetta fa parte della famiglia delle paste alla panna, preparazioni che hanno dominato i menu dei ristoranti italiani durante tutti gli anni Ottanta e Novanta. Nonostante sia stata criticata dai puristi della cucina tradizionale italiana, che la consideravano troppo pesante e lontana dalla semplicità mediterranea, oggi sta vivendo una rivalutazione in chiave vintage. Molti chef contemporanei la ripropongono nei loro menu come omaggio a un’epoca di spensieratezza gastronomica. La ricetta originale prevedeva talvolta l’aggiunta di piselli o di peperoni, varianti che arricchivano ulteriormente il piatto di colori e sapori. Questo primo piatto rappresenta perfettamente lo spirito di un decennio che non temeva gli eccessi e celebrava l’abbondanza come forma di felicità.

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